Dottoressa aggredita al Pronto Soccorso di Conegliano, UIL FP: «Situazione insostenibile. Servono presidi di sicurezza e una campagna regionale di sensibilizzazione»
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CONEGLIANO – La UIL FP Veneto e la UIL FP Belluno–Treviso esprimono piena solidarietà alla dottoressa aggredita mentre prestava servizio al Pronto Soccorso dell’ospedale di Conegliano.

«Non possiamo continuare a intervenire dopo ogni aggressione limitandoci alla solidarietà – dichiara Stefano Gottardi, Segretario Generale UIL FP Veneto –. Chi lavora nei Pronto Soccorso opera in condizioni sempre più difficili, tra carenza di personale, lunghe attese e una crescente esposizione a insulti, minacce e violenze. La situazione è insostenibile».

Non bastano pulsanti di allarme o interventi successivi agli episodi. Nei Pronto Soccorso più esposti servono presidi delle forze di sicurezza, vigilanza adeguata, procedure rapide di intervento e un coordinamento stabile tra Aziende sanitarie, Prefetture e forze dell’ordine.

«È inoltre necessaria una forte campagna regionale di sensibilizzazione rivolta alla cittadinanza – prosegue Gottardi –. Le attese e il disagio possono generare esasperazione, ma non giustificano mai la violenza. Deve essere chiaro che non si insulta, non si minaccia e non si aggredisce chi sta lavorando per curare e assistere».

«Apprezziamo le parole del Direttore generale dell’ULSS 2, Giancarlo Bizzarri, la vicinanza alla professionista e il richiamo ai cittadini – afferma Roberto Meneghello, Segretario Generale UIL FP Belluno–Treviso –. Alla dottoressa deve essere garantito immediato sostegno psicologico e legale».

«Resta però un problema evidente: la persona che ha commesso l’aggressione era in stato di alterazione e si trovava da tempo nel Pronto Soccorso. In situazioni simili deve esserci qualcuno in grado di intervenire prima che la tensione degeneri».

«Le aggressioni fisiche sono il fatto più grave, ma il personale subisce quotidianamente anche violenze verbali e minacce. I Pronto Soccorso sono diventati luoghi particolarmente sensibili e non possono essere lasciati senza adeguate misure di prevenzione e protezione», conclude Meneghello.

Proteggere chi cura significa tutelare il servizio sanitario pubblico e tutta la comunità.

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