Gottardi: “Il personale sanitario non può continuare a essere lasciato solo. Le aggressioni sono ormai un problema strutturale”. Mainenti: “Va verificata l’intera catena della sicurezza, dagli accessi al triage ai tempi di intervento”.
TREVISO, lunedì 31 agosto 2026 – La UIL FP Veneto esprime piena vicinanza all’infermiere aggredito durante il turno notturno al Pronto Soccorso dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso e a tutto il personale presente al momento dell’accaduto.
L’operatore sanitario sarebbe stato afferrato al collo e sbattuto contro una porta mentre cercava di impedire a un uomo di raggiungere la propria compagna, arrivata al triage con lesioni che avrebbe riferito essere conseguenza di una violenza subita.
Un episodio particolarmente grave perché avvenuto proprio mentre il personale sanitario stava applicando le procedure necessarie a proteggere la donna e garantirne la riservatezza.
«Quanto accaduto dimostra ancora una volta che le aggressioni al personale sanitario non possono più essere considerate episodi occasionali», dichiara Stefano Gottardi, Segretario Generale UIL FP Veneto.
«Siamo preoccupati per il continuo ripetersi di violenze, minacce e aggressioni nei confronti di chi lavora negli ospedali. Spesso questi fatti diventano notizia soltanto quando si arriva all’aggressione fisica, mentre ogni giorno medici, infermieri, operatori socio-sanitari e professionisti sanitari affrontano intimidazioni, insulti e situazioni di forte tensione».
Per Gottardi, la sicurezza del personale deve tornare a essere una priorità concreta per la politica e per le istituzioni.
«La politica appare troppo spesso concentrata su altro e continua a mancare un confronto strutturato con chi rappresenta quotidianamente questo personale. Non bastano le dichiarazioni di solidarietà dopo ogni aggressione: servono prevenzione, organizzazione, personale, procedure realmente efficaci e presìdi di sicurezza adeguati».
«Continueremo a denunciare questi episodi – aggiunge Gottardi – perché chi lavora nella sanità ha diritto di svolgere il proprio lavoro senza paura. Tutelare chi cura significa tutelare il Servizio sanitario e, insieme, tutti i cittadini che vi accedono».
Sul caso specifico interviene Marco Mainenti, dirigente sindacale UIL FP Belluno Treviso, che richiama l’attenzione sulla dinamica dell’aggressione e, soprattutto, sulla necessità di verificare l’effettiva capacità di risposta del sistema di sicurezza.
«L’uomo si sarebbe presentato nel cuore della notte al Pronto Soccorso cercando la compagna che, in quel momento, stava riferendo agli operatori le violenze subite. Di fronte al corretto diniego del personale di consentirgli di raggiungerla, avrebbe iniziato a minacciare medici e infermieri, per poi passare dalle parole ai fatti, aggredendo l’operatore sanitario che si trovava più vicino».
L’uomo è stato fermato nell’immediatezza dagli addetti alla vigilanza privata presenti all’interno dell’ospedale.
«Il loro intervento va riconosciuto – prosegue Mainenti – ma dobbiamo essere altrettanto chiari: la vigilanza privata rappresenta un presidio importante all’interno della struttura, ma non può essere considerata sostitutiva delle funzioni proprie delle Forze dell’ordine né può rappresentare, da sola, la risposta a situazioni di violenza di questa gravità».
L’infermiere avrebbe inoltre attivato il dispositivo personale di allarme da polso in dotazione. Quando la Polizia è intervenuta, tuttavia, l’aggressore aveva già lasciato la struttura.
«È proprio questo uno degli aspetti sui quali oggi molti lavoratori si interrogano – sottolinea Mainenti –. Se l’allarme viene attivato quando l’aggressione è già in corso e, all’arrivo delle Forze dell’ordine, l’autore riesce ad essersi già allontanato, dobbiamo verificare quale sia l’effettiva capacità preventiva del sistema e quali garanzie concrete siano assicurate al personale che lavora nei servizi maggiormente esposti».
Per questo la UIL FP chiede all’ULSS 2 Marca Trevigiana una ricostruzione puntuale dell’episodio, coinvolgendo personale, RSU e RLS, e una verifica complessiva delle misure di sicurezza operative.
In particolare, il sindacato chiede di verificare il controllo degli accessi al triage, la protezione fisica delle postazioni, i tempi e le modalità di intervento della vigilanza e l’efficacia delle procedure previste nei casi in cui un presunto aggressore tenti di raggiungere una persona accolta e protetta attraverso il Codice rosa.
«La riservatezza garantita dal Codice rosa è una componente essenziale della protezione delle vittime e non può trasformare chi è chiamato ad assicurarla in un bersaglio – conclude Mainenti –. All’infermiere aggredito devono essere garantiti assistenza sanitaria, sostegno psicologico e tutela legale. Chiediamo inoltre che le eventuali misure correttive siano definite e condivise rapidamente. Proteggere chi applica questi protocolli significa tutelare contemporaneamente lavoratrici, lavoratori e persone vittime di violenza».
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