La sequenza delle ultime settimane è ormai troppo chiara per essere considerata una somma di episodi isolati: Bassano, Valdagno, Treviso, Conegliano, Mestre. Aggressioni che hanno coinvolto medici, infermieri e altri professionisti in Psichiatria, Pronto Soccorso, 118, triage e reparti ospedalieri.
Per la UIL FP Veneto la distribuzione degli episodi su più aziende sanitarie e in servizi differenti dimostra che il problema deve essere affrontato con un metodo regionale strutturato, capace di individuare le criticità e misurare l’efficacia delle soluzioni adottate.
«Non possiamo continuare a intervenire dopo ogni aggressione con solidarietà e condanne, per poi ripartire da zero al caso successivo», dichiara Stefano Gottardi, Segretario Generale UIL FP Veneto. «Quando gli episodi si ripetono in aziende e contesti differenti significa che serve un livello superiore di analisi. La Regione e le aziende devono impegnarsi a produrre dati omogenei, verificabili e confrontabili: dove avvengono le aggressioni, in quali turni, con quali organici, quali sistemi di sicurezza erano presenti, quanto tempo è servito per intervenire e quali misure sono state adottate successivamente».
La UIL FP Veneto chiede quindi una ricognizione regionale sistematica, ULSS per ULSS e servizio per servizio, che comprenda Pronto Soccorso, 118, Psichiatria, SPDC, salute mentale, dipendenze, reparti ospedalieri, ambulatori, distretti e servizi territoriali.
«Solo partendo dai dati possiamo costruire interventi realmente efficaci», aggiunge Luca Molinari, Tesoriere UIL FP Veneto. «La sicurezza del personale non riguarda soltanto chi lavora nelle strutture: riguarda direttamente anche la continuità e la qualità dei servizi garantiti ai cittadini. Un reparto che perde professionisti, un Pronto Soccorso che non riesce a coprire i turni o un servizio dove gli operatori lavorano costantemente sotto pressione diventano inevitabilmente più fragili anche dal punto di vista assistenziale».
Per la UIL FP Veneto, sicurezza e attrattività del Servizio sanitario sono ormai due facce della stessa questione.
«Continuiamo a parlare della necessità di attrarre giovani professionisti e di trattenere quelli che già lavorano nel sistema», prosegue Gottardi. «Ma non possiamo chiedere a un giovane di scegliere una professione sanitaria se poi gli offriamo ambienti nei quali rischia quotidianamente aggressioni, sovraccarico e condizioni di lavoro insostenibili. Curare le persone, proteggere la loro salute e rendersi utili alla comunità è un lavoro che ha un significato profondo e un valore enorme. Dobbiamo creare le condizioni perché questo valore torni a essere percepito anche da chi deve scegliere oggi il proprio futuro professionale».
La UIL FP Veneto chiede quindi che la sicurezza venga affrontata insieme a organici, organizzazione del lavoro, formazione, vigilanza, controllo degli accessi, sistemi di allarme, procedure di emergenza e supporto agli operatori dopo gli eventi.
«Se vogliamo davvero rendere la sanità veneta più attrattiva», conclude Gottardi, «dobbiamo dimostrare con i fatti che chi sceglie di lavorare per la salute delle persone viene rispettato, valorizzato e protetto. Senza una strategia fondata su dati reali e responsabilità precise continueremo a rincorrere le emergenze. E allora sarà inutile parlare di attrazione e fidelizzazione del personale se non siamo capaci, prima di tutto, di tutelare chi già ogni giorno tiene in piedi i nostri servizi sanitari».
UIL FP Veneto — Ufficio Stampa
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