SAN BONIFACIO, INFERMIERA AGGREDITA. UIL FP VENETO: «COSÌ NON FUNZIONA PIÙ, LA SICUREZZA DEVE VENIRE PRIMA DELL’EMERGENZA»
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Gottardi: «Un paziente con quadro clinico sconosciuto e stato di coscienza alterato deve essere considerato anche sotto il profilo del rischio. Non possiamo aspettare il pugno per attivare le misure di sicurezza»

San Bonifacio, 3 ottobre 2026 – Un paziente trovato privo di sensi viene soccorso e trasportato al Pronto Soccorso dell’ospedale di San Bonifacio. Ripresa conoscenza, entra in forte stato di agitazione e colpisce con un pugno al volto l’infermiera che lo stava assistendo. Successivamente intervengono i Carabinieri e il 47enne viene arrestato.

Per la UIL FP Veneto l’ennesima aggressione impone di andare oltre la sequenza ormai abituale: violenza, solidarietà al lavoratore e intervento delle forze dell’ordine.

«Così non funziona più. Non possiamo parlare di sicurezza soltanto dopo che un medico, un infermiere o un operatore è già stato colpito», dichiara Stefano Gottardi, Segretario Generale UIL FP Veneto.

Il tema centrale è la prevenzione.

«Quando un paziente arriva privo di conoscenza, in stato confusionale o con un quadro clinico ancora sconosciuto, deve prevalere un principio prudenziale: finché non sappiamo cosa abbiamo davanti, dobbiamo essere organizzati anche per affrontare lo scenario più critico. Non significa criminalizzare il malato, ma tutelare contemporaneamente paziente, operatori e altri utenti», sottolinea Gottardi.

Secondo la UIL FP Veneto, un paziente potenzialmente instabile non può essere gestito lasciando al singolo infermiere o medico anche la funzione di contenimento e sicurezza.

Per questo occorre introdurre in tutti i Pronto Soccorso del Veneto un protocollo specifico per la presa in carico dei pazienti a rischio comportamentale, attivabile già durante il trasporto del 118 e prima dell’ingresso nelle aree assistenziali.

La proposta deve prevedere segnalazione preventiva tra 118 e Pronto Soccorso, valutazione congiunta del rischio clinico e comportamentale, gestione in équipe dei casi più critici, ambienti protetti quando necessari, personale formato alla de-escalation e collegamenti immediati con vigilanza e forze dell’ordine.

I dati nazionali confermano la gravità del fenomeno: nel 2025 sono state registrate quasi 18 mila aggressioni, con oltre 23 mila lavoratrici e lavoratori coinvolti.

«Le pene sono necessarie, ma intervengono quando il danno è già avvenuto. Noi dobbiamo evitare che il prossimo lavoratore venga colpito. La sicurezza di chi lavora e quella del paziente non sono contrapposte: un servizio sicuro per gli operatori è un servizio migliore anche per chi deve essere curato», afferma Gottardi.

La Regione Veneto ha già adottato nel 2026 un Piano regionale e un Libro Bianco contro la violenza sugli operatori. La UIL FP Veneto chiede che quelle indicazioni diventino ora procedure operative uniformi, concrete e verificabili in tutte le aziende sanitarie, a partire dall’emergenza-urgenza.

«I casi sono troppi e troppo ravvicinati. Chiederemo alla Regione Veneto un confronto specifico sulla gestione dei pazienti potenzialmente aggressivi e sulla sicurezza nei Pronto Soccorso. Non possiamo considerare normale che andare al lavoro significhi mettere in conto un pugno, un calcio o una minaccia. Chi cura deve poter lavorare senza paura», conclude Stefano Gottardi.

UIL FP Veneto — Ufficio Sta