Medici a gettone, UIL FP Veneto: «Basta proroghe, la Regione apra subito un tavolo con un piano di assunzioni verificabile»
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In Veneto il ricorso ai medici a gettone costa circa 21,8 milioni di euro l’anno. Tra il 25 ottobre 2024 e il 31 dicembre 2025 sono state impiegate 450 unità equivalenti a tempo pieno, concentrate soprattutto nell’emergenza-urgenza, ma presenti in misura significativa anche in ostetricia e ginecologia, pediatria, anestesia e rianimazione.

«Lo stop ai gettonisti deciso dal Governo è condivisibile nel principio, ma da solo non basta: senza un piano di assunzioni con scadenze precise, quelle 450 unità rischiano di trasformarsi, dal giorno successivo, in turni scoperti», dichiarano Stefano Gottardi e Antonio Tocchio della UIL FP Veneto. «Ogni ora oggi garantita dall’esterno deve essere sostituita con personale assunto, stabile e adeguatamente valorizzato. Non è più rinviabile».

La UIL FP Veneto chiede quindi l’apertura, entro 60 giorni, di un tavolo regionale e la definizione di un piano articolato per azienda e disciplina che preveda:

  • un cronoprogramma pubblico di concorsi e stabilizzazioni del personale già in servizio a tempo determinato, con verifiche trimestrali;
  • incentivi economici mirati per le discipline e i presìdi meno attrattivi, a partire da emergenza-urgenza, anestesia e rianimazione e pediatria;
  • l’utilizzo di parte delle risorse oggi destinate alle cooperative per valorizzare economicamente e professionalmente il personale dipendente;
  • condizioni di lavoro sostenibili, con rispetto di riposi e ferie e una programmazione dei turni condivisa con le organizzazioni sindacali.

L’impiego temporaneo di specializzandi e pensionati può accompagnare la fase di transizione, ma senza assunzioni rimane un palliativo, non una soluzione strutturale.

«I medici ci sono, ma per entrare e restare nel servizio pubblico chiedono condizioni di lavoro adeguate, prospettive professionali e una retribuzione coerente con responsabilità e carichi sostenuti. Le esperienze di altri Paesi europei dimostrano che politiche mirate di attrazione e permanenza del personale possono funzionare», sottolineano Gottardi e Tocchio.

«Se non si intraprende questa strada, le scoperture continueranno a ricadere sulle équipe dipendenti, con più turni, reperibilità e straordinari, maggiori difficoltà nel garantire ferie e riposi e il rischio di nuove dimissioni. A pagarne le conseguenze sarebbero i lavoratori e la qualità dei servizi offerti ai cittadini».

La UIL FP Veneto mette a disposizione la propria conoscenza diretta delle condizioni di lavoro nelle aziende sanitarie e chiede alla Regione di fissare la data del confronto. La soluzione è possibile: servono programmazione, investimenti e il coraggio di restituire valore e attrattività al lavoro nel Servizio sanitario pubblico.

UIL FP Veneto — Ufficio Stampa
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