UIL FP Veneto: «Il fisioterapista di comunità deve entrare nelle Case di Comunità dentro équipe multiprofessionali, con organici adeguati, lavoro stabile e competenze riconosciute»
Venezia, 27 settembre 2026 – Due passaggi avvenuti nella stessa settimana mettono in relazione una proposta concreta avanzata da UIL e UIL FP a livello nazionale con il futuro della sanità territoriale del Veneto: il ruolo del fisioterapista di comunità nel nuovo modello di assistenza e, in particolare, nelle Case di Comunità.
Il 22 settembre, UIL e UIL FP sono intervenute presso la XII Commissione Affari Sociali della Camera dei deputati, nell’ambito dell’esame della proposta di legge A.C. 1199 sull’istituzione del fisioterapista di comunità, presentando una memoria e un articolato pacchetto di proposte emendative.
Due giorni dopo, il 24 settembre, nel corso dell’incontro regionale dedicato all’evoluzione dell’assistenza territoriale, Gino Gerosa, Assessore alla Sanità e alla Programmazione sanitaria della Regione del Veneto, ha illustrato alle organizzazioni sindacali la propria impostazione sul nuovo modello di assistenza, sul rafforzamento della sanità di prossimità e sul ruolo delle Case di Comunità. Alla presentazione dell’Assessore è seguito il confronto con UIL, CGIL e CISL.
Per Stefano Gottardi, Segretario Generale UIL FP Veneto, i due passaggi si incrociano su una questione decisiva: quali professionalità devono comporre le équipe territoriali e con quali condizioni organizzative e contrattuali.
«UIL e UIL FP hanno portato in Parlamento una proposta che entra nel merito di una delle professionalità che può dare sostanza al nuovo modello territoriale. A distanza di due giorni, l’assessore Gerosa ha illustrato una visione che punta a rafforzare la sanità di prossimità e le Case di Comunità. È proprio qui che vediamo un punto di incontro: se vogliamo équipe multiprofessionali capaci di seguire cronicità, fragilità, disabilità, non autosufficienza e recupero funzionale, il fisioterapista di comunità diventa una necessità nel nuovo skill mix assistenziale».
UNA NUOVA FUNZIONE DA VALORIZZARE E TUTELARE
Il primo elemento qualificante dell’intervento UIL riguarda proprio l’identità professionale.
La proposta di legge A.C. 1199 utilizza la definizione di “figura professionale del fisioterapista di comunità”. UIL e UIL FP chiedono invece, attraverso il primo emendamento, di parlare di “funzione professionale del fisioterapista di comunità”.
L’obiettivo è evitare la creazione di una professione separata e riconoscere, all’interno della professione sanitaria di fisioterapista, una funzione caratterizzata da elevata qualificazione, autonomia e responsabilità professionale.
«Non è una semplice questione terminologica – sottolinea Gottardi –. Vogliamo valorizzare questa funzione e, nello stesso tempo, salvaguardare il fisioterapista. Maggiori responsabilità devono essere accompagnate da un riconoscimento professionale, economico e contrattuale adeguato. Non possiamo costruire nuove risposte assistenziali limitandoci ad aggiungere compiti al personale che già lavora nel sistema».
Secondo gli emendamenti presentati da UIL e UIL FP, il fisioterapista di comunità dovrebbe operare con rapporto di lavoro dipendente nell’ambito del Servizio sanitario nazionale, all’interno del team multiprofessionale delle cure primarie e delle articolazioni distrettuali, mantenendo la propria autonomia professionale e lavorando in integrazione con le altre professionalità coinvolte nella presa in carico.
Un altro emendamento introduce una garanzia altrettanto importante: la nuova funzione non deve produrre sostituzioni improprie tra professioni e non può essere utilizzata per sopperire alle carenze strutturali di altri profili. Il principio indicato è quello della complementarità e della pari dignità professionale.
«Questo è, per noi, il significato corretto di skill mix – precisa Gottardi –: non utilizzare un professionista al posto di un altro per far fronte alla carenza di personale, ma costruire un’équipe nella quale siano presenti le competenze necessarie rispetto ai bisogni della persona. Medici, infermieri, fisioterapisti, professionisti sanitari, operatori sociosanitari e componente sociale devono poter lavorare insieme, ciascuno con la propria autonomia e responsabilità».
IL FISIOTERAPISTA DI COMUNITÀ NELLA VISIONE DELLE CASE DI COMUNITÀ
È proprio su questo terreno che la proposta UIL si interseca con la prospettiva illustrata dall’assessore Gerosa il 24 settembre.
Se le Case di Comunità devono diventare il luogo della sanità di prossimità e della presa in carico integrata, è necessario definire non soltanto le strutture, ma soprattutto le professionalità che devono operare al loro interno, il loro numero e il modo in cui devono lavorare insieme.
Per UIL FP Veneto, il fisioterapista di comunità può assumere un ruolo particolarmente importante nella prevenzione, nella gestione della cronicità e della disabilità, nel recupero e mantenimento dell’autonomia, nell’assistenza domiciliare e nella continuità tra ospedale e territorio.
Ma il nuovo modello deve essere costruito senza impoverire ciò che già esiste.
Per questo UIL e UIL FP chiedono che l’introduzione della funzione sia accompagnata da standard minimi di personale collegati alla popolazione assistita, all’età, al quadro epidemiologico, alla prevalenza di cronicità, disabilità e non autosufficienza, ai fabbisogni domiciliari e alle caratteristiche dei territori. Tali standard dovrebbero diventare riferimento per la programmazione dei fabbisogni e delle assunzioni.
La nuova funzione non può quindi essere realizzata semplicemente trasferendo fisioterapisti dagli ospedali, dagli ambulatori, dalla riabilitazione o dai servizi domiciliari già sotto pressione. UIL e UIL FP chiedono assunzioni aggiuntive a tempo indeterminato, salvaguardando le dotazioni necessarie ai servizi esistenti.
«Una Casa di Comunità funziona se dentro ci sono le persone e le competenze necessarie – afferma Gottardi –. Non possiamo immaginare di costruire la sanità territoriale semplicemente spostando gli stessi lavoratori da un servizio all’altro. Se cresce l’offerta territoriale devono crescere coerentemente anche gli organici».
INCARICO, FORMAZIONE, SICUREZZA E CONTRATTAZIONE
La proposta UIL–UIL FP non si limita quindi all’istituzione della funzione.
Alla maggiore complessità, autonomia e responsabilità deve corrispondere uno specifico incarico professionale, con trattamento economico e normativo disciplinato dalla contrattazione collettiva nazionale.
Deve inoltre essere valorizzata l’esperienza già maturata dai fisioterapisti nei diversi setting assistenziali. L’eventuale formazione specifica necessaria allo svolgimento della funzione deve essere garantita e finanziata dall’azienda o dall’ente e svolgersi, di norma, nell’orario di lavoro.
Particolare attenzione viene posta anche alle condizioni concrete del lavoro territoriale e domiciliare: tempo degli spostamenti riconosciuto come tempo di lavoro, mezzi e dotazioni adeguate, tutele assicurative e legali e misure di prevenzione rispetto ai rischi ergonomici, al lavoro in solitudine e alle aggressioni.
Infine servono risorse aggiuntive e strutturali. Assunzioni e valorizzazione degli incarichi non possono essere finanziate comprimendo i fondi contrattuali già destinati al personale. Allo stesso modo, i fabbisogni ordinari e permanenti non devono essere coperti attraverso precarietà, cooperative ed esternalizzazioni utilizzate in sostituzione delle necessarie dotazioni organiche.
«La proposta che UIL e UIL FP hanno presentato alla Camera il 22 settembre e la visione illustrata dall’assessore Gerosa il 24 settembre si incontrano quindi su un punto molto concreto – conclude Gottardi –: se vogliamo portare realmente una parte dell’assistenza dall’ospedale al territorio, dobbiamo costruire équipe multiprofessionali complete nelle Case di Comunità. Il fisioterapista di comunità può essere una delle funzioni qualificanti di questo nuovo modello, ma deve essere inserito correttamente: dentro il Servizio sanitario pubblico, con assunzioni aggiuntive, competenze ben definite, lavoro stabile, formazione, sicurezza e un adeguato riconoscimento professionale ed economico. Come UIL FP vogliamo contribuire a costruire un progetto sano e sostenibile: innovare l’assistenza, tutelando contemporaneamente i lavoratori, le professionalità e la qualità dei servizi offerti ai cittadini».
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