SUICIDIO NEL CARCERE DI PADOVA, UIL FP VENETO: «TUTELARE LA VITA E CHI LAVORA NEGLI ISTITUTI. SERVONO RISORSE E SCELTE POLITICHE IMMEDIATE»
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Gottardi: «Il Governo affronti l’emergenza con interventi concreti». Budano: «A Padova 295 agenti rispetto a un fabbisogno minimo di 445: il personale va sostenuto e rafforzato».

«La morte di una persona affidata alla custodia dello Stato richiama una responsabilità politica e istituzionale che non può esaurirsi nel cordoglio. Al Governo chiediamo scelte concrete: tutelare la vita, garantire condizioni dignitose di detenzione e proteggere chi lavora negli istituti devono essere priorità nell’azione pubblica».

Lo dichiara Stefano Gottardi, segretario generale UIL FP Veneto, dopo la notizia del suicidio di un detenuto di 61 anni nella Casa di reclusione di Padova. Secondo quanto comunicato dalla UIL FP Polizia Penitenziaria nazionale, si tratta del sessantesimo suicidio tra le persone detenute dall’inizio del 2026, cui si aggiungono quattro operatori morti per suicidio. Inutili, purtroppo, i soccorsi della Polizia penitenziaria e dei sanitari.

«Condividiamo l’allarme e le richieste avanzate dal responsabile nazionale Gennarino De Fazio – prosegue Gottardi –. Chiediamo al ministro della Giustizia e al Governo che la prossima legge di bilancio finanzi un piano di rafforzamento degli organici e interventi per ridurre il sovraffollamento. La sicurezza degli istituti richiede personale, assistenza sanitaria, prevenzione e percorsi di recupero. Come UIL FP Veneto chiediamo anche un confronto tra amministrazione penitenziaria, Regione e servizi sanitari sulle necessità degli istituti del territorio, con impegni verificabili e tempi definiti».

Sulle condizioni operative interviene Nicolino Budano, referente regionale UIL FP Veneto per la Polizia Penitenziaria: «I dati diffusi dalla nostra organizzazione nazionale descrivono la situazione di Padova: 696 detenuti per 432 posti disponibili, con un’occupazione pari al 161% della capienza, e 295 agenti rispetto a un fabbisogno minimo indicato di 445. Sono 150 unità mancanti. Uno squilibrio che pesa sull’organizzazione del servizio, sulle condizioni di lavoro e sulla possibilità di assicurare attenzione alle persone più fragili».

«Alla Polizia penitenziaria devono essere garantiti strumenti e condizioni adeguati alle responsabilità che esercita ogni giorno – continua Budano –. Servono rinforzi effettivi, formazione continua, strutture ed equipaggiamenti adeguati, sostegno psicologico per il personale e una collaborazione stabile con i professionisti sanitari, educativi e della salute mentale. La prevenzione richiede un lavoro integrato e risorse sufficienti: non può poggiare soltanto sull’impegno degli agenti».

«Difendere la dignità delle persone detenute e i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori significa rendere il sistema penitenziario più sicuro e capace di svolgere la propria funzione – conclude Gottardi –. Le istituzioni diano seguito alle segnalazioni del sindacato con provvedimenti, risorse e responsabilità precise. È su questi risultati che chiediamo di misurare l’azione politica».

UIL FP Veneto — Ufficio Stampa
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